IL VENTRILOQUO NICOLA PESARESI

NICOLA PESARESI - Nasce a Foligno (PG) nel 1979. Dopo essersi diplomato intraprende un percorso artistico che lo porta a conoscere diverse forme espressive; dalla musica, alla giocoleria, al Teatro. Frequenta laboratori teatrali con Maestri di rilievo nella scena Italiana, spaziando dall’improvvisazione teatrale, al teatro bambini, al teatro di prosa ed alla commedia dell’arte. Dopo aver affrontato decine di esperienze teatrali, recitando in tutta Italia, consegue l’attestato di “Assistente Specialistico Socio Educatore” ed approda al mondo del teatro bambini. Comincia a proporre laboratori teatrali e cinematografici nelle scuole di ogni ordine e grado con grande successo. Si è esibito in palcoscenici di prestigio, come il Palasport NELSON MANDELA Forum E L'OBI HALL di Firenze, Piazza del Popolo di Roma, il FANTACITY di Perugia, IL CLOWN & CLOWN Festival di Monte San Giusto e molte piazze e teatri. Nel 2012 ha partecipato ad Italia’s Got Talent accedendo alle fasi finali e riscuotendo un incredibile consenso tra il pubblico e i giudici della trasmissione. Nel 2017 Partecipa al Talent Show "Tu Si Que Vales" su Canale 5 ottenendo i 4 si dei giudici e ben l'80 % di gradimento da parte del pubblico. Tiene laboratori di formazione per Bambini, Ragazzi, Educatori, gruppi di animazione ed aspiranti artisti. Si esibisce in Festival di Artisti di Strada di calibro Internazionale e frequenta spesso trasmissioni televisive per Mediaset, Rai e La7. Ha una pagina Facebook molto seguita dalla quale pubblica video che raggiungono decine di migliaia di visualizzazioni.

Per quanto i Ventriloqui in Italia siano veramente pochissimi anche a causa della difficoltà di modulazione della lingua Nicola Pesaresi è sicuramente uno de 3/4 artisti più attivi a livello Nazionale 

Semifinalista ITALIA'S GOT TALENT (CANALE 5 - MEDIASET) Edizione 2012
2° CLASSIFICATO . LA FABBRICA DELLA COMICITA' - Firenze, 2015
1° CASSIFICATO PREMIO TAKIMIRI "UNA VITA PER IL CIRCO" Clown e Clown Festival, 2015
FINALISTA "Festival del Cabaret Emergente di Modena" 2017 - Vincitore premio "SI FA PER RIDERE" COME ARTISTA Più TELEVISIVO 
PARTECIPAZIONE A "Tu si Que Vales" 2017 - Ottenuti 4 SI dai giudici e l'82% di preferenze del pubblico in sala. 

COME HO INIZIATO

Siamo a scuola, in uno dei miei incontri teatrali. Una seconda elementare? o forse una terza.

C’è che qualche giorno fa ho avuto un’illuminazione… avendo finito con un po’ di anticipo la lezione con un gruppo di bimbi, e riuscendomi facile l’intrattenimento improvvisato, ho preso un pennarello. BLU. E con pochissime nozioni tecniche di ventriloquismo l’ho fatto parlare. APRITI CIELO! “Lello il pennarello” era diventato una star! Lui che dal suo profondo blu odiava le ragazzine vestite di rosa! Ne è uscito un personaggio singolare che piaceva, eccome.

Torniamo a scuola… prendiamo il cane di peluche che ho fatto modificare da mia madre affinché potesse aprire e muovere la bocca…(Santa donna mia madre!) e senza avere la minima idea di cosa sta per succedere iniziamo a giocare coi bimbi.

MAGIA.

“Come ti chiami?” (e come si puo’ chiamare un cane bull dog? Boh… metti…..) “GIANNI” (e come cavolo ti viene in mente di chiamare un cane Gianni!!! Vabbè, magari funziona)

“E quanti anni hai?” (e mo che gli dico? quanti anni puo’ avere? non è un cucciolo, ma i bambini amano i cuccioli… un cane puo’ sapere la sua età?) E CHE NE SO IO!

Ok, ora tocca a me, Dai Nik inventa qualcosa…

“Gianni! Ma ti piacciono i bambini?”… FRITTI SI.

DELIRIO…

“Noooo! intendo dire così come sono”… NO, PUZZANO.

DELIRIO…

E qui inizia la magia. Un cane che dice ai bambini che puzzano… E’ stata la rivelazione. Da li ho capito che al pupazzo tutto è concesso, e il ventriloquo può annientarsi dietro ad un personaggio che funziona.

OK, ci siamo, torno a casa… inizio una ricerca, intanto proseguo con la formazione. C’è taaaanta tecnica da imparare.

Intanto mi imbatto in un’azienda americana che fa un pupazzo a forma di scimmietta… delizioso. Lo compro? Noooo.. costa una follia…. Dai lo compro? Noooo dai… Dai lo compro?

TUTTI QUEI SOLDI PER UN PEZZO DI STOFFA?????

Oh calmo Gianni è! Quel pezzo di stoffa arriverà tra un mese e mezzo a casa.

E si chiamerà Isotta.


COME SI DIVENTA VENTRILOQUI?

Diventare ventriloqui? un mix di teatro, tecniche di respirazione, tecniche vocali, ma sopratutto...

..passione. E’ strano come tutte le strade portino sempre li. :)

Mi trovo a rispondere alla domanda “POSSONO DIVENTARE TUTTI VENTRILOQUI O CI SI NASCE?”

In realtà io una risposta vera e propria non ce l’ho. Cos’è che fa di una persona un “ventriloquo”? Il saper parlare senza muovere le labbra? bèh, mi sembra estremamente riduttivo. Certo, tutti abbiamo un apparato che puo’ emettere suoni senza i risuonatori della bocca. E’ un po’ come cantare. C’è chi nasce che sa cantare, e c’è chi dopo millemila lezioni di canto non becca una nota. Insomma, credo che sia una cosa del genere... ma come dicevo è piuttosto limitativo parlare di tecnica. Puoi essere dotato di risuonatori fuori dal comune, puoi essere tecnicamente preparatissimo, puoi aver studiato in mille accademie... ma se sul palco non vai con lo spirito giusto la tua preparazione serve solo a chi legge il curriculum. Questo vale un po’ per tutte le forme d’arte no? ... Quando ho iniziato non mi interessava in realtà acquisire una buona tecnica, volevo solo che i miei spettatori si divertissero. E quello che tornava da loro era incredibile. Parlo di feedback. Col tempo e l’esperienza mi sono reso conto che lo spettacolo in realtà lo fa il pubblico, l’attore non è che il tramite tra il reale e un mondo fantastico. Ma cos’è che rende così “magnetico” un pupazzo? E’ tutta questione di magia. Il pupazzo sembra vivo, ma vivo non è. Questo lo ignorano i piccolissimi, lo sospettano i piccoli, lo sanno i più grandi. Ma nonostante questo è reale. Non vivo ma reale. C’è, esiste, risponde, ha un suo carattere, una sua “logica”. Va da se che il bambino ama farsi trascinare in quella dimensione di REALE - SURREALE propria del pupazzo. Chi non ha mai sognato di poter parlare ad un animale? Chi da bambino non ha mai parlato con un orsacchiotto? ... magari confidandogli qualche piccolo segreto, magari raccontandogli una storia... Il pupazzo è li, in quel limbo tra il vero e il finto, nel confine tra l’infanzia e la coscienza. C’è in ognuno di noi. E’ natura.

Dunque tutti possono diventare ventriloqui, sono tecniche di emissione sonora che sono apprendibili, niente di soprannaturale. Certo c’è da lavorarci... e non è facile. Ma quello che chi si avvicina a questo mondo deve chiedersi è: una volta che saprò parlare senza muovere le labbra, sarò in grado di trovare qualcosa di interessante da far dire e fare ai miei personaggi? Perché è proprio li che iniziano le vere difficoltà... parliamone. :)


COMICITA' A PIU' LIVELLI

Molto spesso, dopo i miei spettacoli, alcuni spettatori mi si avvicinano dicendomi: “Come fai a coinvolgere i bambini in questo modo? e la cosa incredibile è che si divertono anche gli adulti!”

Bene, il mio spettacolo NON è PER BAMBINI. E qui mi spiego. C’è, nella nostra società, l’assurda convinzione che una cosa che è per bambini non possa andare bene per gli adulti e viceversa. Questo è a mio avviso un luogo comune dettato da una sorta di polarizzazione che si è venuta a creare, pilotata da tanta, ma tanta TV spazzatura, che ha sdoganato per la comicità un linguaggio volgare e fino a qualche tempo fa inaccettabile. Ora sembra che tutto sia concesso, e che con due o tre parolacce puoi far ridere i grandi. Va da se che se usi un linguaggio PULITO che i piccoli comprendono e che è privo di volgarità e riferimenti sessuali stai facendo uno spettacolo PER BAMBINI. Secondo me non c’è niente di più assurdo. Una forma di intrattenimento può essere di per se a più livelli. Vale a dire che quello che un bambino trova di speciale nello spettacolo può non essere la cosa che fa divertire un adulto. E viceversa. Ma rimane il fatto che uno spettacolo può’ essere universalmente fruibile. E’ ora di tornare a pensare che la comicità non è solo linguaggio, ma anche contenuti. Sentitevi liberi di divertirvi ad ogni occasione. Non SENTENDOVI BAMBINI, perché bambini non siete, semplicemente lasciando da parte la convinzione che “COMICO” sia solo quello che vi propina la TV. Scegliete voi cosa vi fa ridere.


LA LINEA DELLA MERAVIGLIA

Chi si occupa del mio lavoro si trova spesso in quel limbo, che io chiamo la linea della meraviglia. Io me la figuro come una sorta di trincea, che divide due mondi… quello dei bambini da quello degli adulti. Sembra assurdo, perché molto spesso mi trovo a cercare di smontare le convinzioni della gente secondo la quale uno spettacolo per bambini non va bene per gli adulti e viceversa. E non c’entra quanto noi adulti possiamo sentirci bambini. Bambini non siamo, abbiamo sempre e comunque una prospettiva diversa. Possiamo capire quel mondo, possiamo avvicinarlo, ma non possiamo viverlo totalmente. E’ ovvio che un prodotto di intrattenimento deve essere adeguato al pubblico che si ha di fronte. L’adulto si stupisce di cose che per il bambino sono scontate, e per un adulto che si esibisce è piuttosto facile capire come arrivare alla meraviglia di un adulto, è studio, è riflesso. E’ altrettanto vero che ad un bambino basta meno, ma cambia radicalmente la forma. Questo perché nel suo mondo, quello che vede non è quello che pensi che veda. Mi spiego. Il pupazzo che parla è finto. Lo sanno, dai 7 8 anni in poi non puoi fregarli su questo, e non ha nemmeno senso provarci. Cosa vedono è un inganno, e se ne fanno partecipi, ma non coscientemente, come farebbe un adulto, lo fanno perché vogliono stabilire con te un legame, per te è intrattenimento, per loro è una fase attiva del gioco. Immagina un bambino mentre gioca… crea dialoghi, riscrive un mondo con delle regole che devono comunque avere una sorta di logica, un ordine che nella fantasia è pressoché perfetto. Lì rischia di crollare tutto il tuo lavoro, perché l’inganno deve riuscire a calzare alla perfezione nella loro logica di giocatori professionisti. In quel momento te sei un abusivo che sta cercando di vendergli qualcosa da rielaborare e a cui credere, devi farli partecipi dandogli un prodotto pressoché perfetto. Cerco di spiegarmi con un esempio… ho un repertorio di circa 7 / 8 voci che posso usare in ventriloquia, alcune piuttosto difficoltose da utilizzare, altre più “semplici”. Durante uno spettacolo per bambini utilizzo in genere 5 o 6 pupazzi (quindi esaurisco quasi il repertorio di suoni), per poi chiudere con un numero in cui o faccio parlare una persona del pubblico come se fosse un pupazzo, o do’ vita ad un disegno che improvviso su di una lavagna. A seconda del personaggio che scelgo, o disegno, io cerco di fare una voce che possa andarci bene, e scegliendo dal mio repertorio può’ capitare che la voce sia molto simile ad uno dei pupazzi. L’adulto non se ne accorge, tira dritto a ridere preso dal meccanismo del gioco. Il bambino non ci sta. Mi è capitato più volte che mi dicessero “Hey Nicola, ma sta parlando il Cane!”. E’ lì che c’è la linea della meraviglia. Dove un cane si impadronisce di un suono, e suo deve rimanere perché nella mente di un bambino diventa esclusivo. E’ nell’inganno che avete costruito insieme; andargli a rompere quell’equilibrio fantastico è un po’ come tradirli.